
C’era una volta (e c’è ancora, anzi, visto che ci siete, perché non
andate a trovarlo?) un bimbo chiamato Nikolaj, nato col pancino di
fuori invece che di dentro e senza il pisello – cioè qualcosina c’era
pure ma, diciamo la verità, non era una cosa seria… Nikolaj era nato
lontano lontano, in una città chiamata Kiev e la sua mamma, anche lei
poco più di una bambina, quando vide quel pancino di fuori e poi che
gli mancava il pisello si spaventò tanto, poveretta, che lasciò cadere
Nikolaj dal lettino e mi raccontano che sta ancora scappando.
Nikolaj passava le giornate da solo, nel suo lettino d’ospedale, ma non
era triste: altri bimbi si alternavano nella stanza e così si scherzava
o almeno si facevano due chiacchiere. Una volta sola, dopo che gli
ebbero ricucito il pancino alla meglio, arrivò il gran capo,
arrabbiatissimo, e si mise a urlare che era una vergogna, che nessun
orfanotrofio lo voleva: che gliene fregava a quelli, accidenti, se i
letti a lui non bastavano mai? Nikolaj però non se la prendeva,
sorrideva a tutti ed era contento quando i compagni di stanza
ricevevano le visite: se c’era una mamma, che pacchia ragazzi, si
poteva rimediare un sorriso – o perfino una carezza!
Un giorno d’estate – oramai aveva già sei mesi, era grandetto e
capiva bene tutta l’importanza del pisello – insieme con la mamma di
Valentin, il suo vicino di letto, arrivò Berto, un tipo strano, che si
mise a fare un gran casino dopo aver osservato ben bene il suo pancino
tutto di fuori.
«E tu chi sei? Sei forse uno straniero?» - gli chiese subito Nikolaj
che era curioso di natura «Vieni per Valentin o per me? » Berto, che
pure aveva a casa una figlia, Cathlyn, nata il suo stesso giorno, non
conosceva però la lingua dei bimbi e se ne andò dopo aver bombardato di
domande medici e infermieri :perché stava lì e che cosa aveva e percome
e perquando.
La vita di Nikolaj cambiò da un momento all’altro: arrivarono prima
le tutine, poi le leccornie, i giocattoli e persino un orsacchiotto più
grande di lui che si teneva stretto stretto soprattutto di notte.
Insieme con Berto era entrato il colore! E Nikolaj si mise a pensare a
come sarebbe stata bella la vita con un pancino e un pisello fatti
proprio come Dio comanda. E se la tirava con gli altri che adesso pure
lui riceveva le visite! E un giorno mise insieme tutto il suo coraggio
e gli disse: «Ah Berto, che mi porteresti a casa tua? Senti un po’, ma
che ti frega se non m’hanno registrato all’anagrafe e ufficialmente non
esisto? State sempre a fare tante storie voi grandi con ‘sti documenti,
uffa’». Ma Berto niente, ve l’ho detto che non capiva un’acca dei
discorsi di Nikolaj…. Non faceva che scrivere telefonare col suo Paese,
che era l’Italia, e chiedere ad altre mamme che conosceva «Sabina,
Wilma, datevi da fare, trovatemi un bravo medico che se no senza
pancino e senza pisello questo qua non mi campa molto ». E cerca di qua
cerca di là le due mamme vennero a sapere che Gesù Bambino, dopo essere
nato a Betlemme, nella mangiatoia, aveva fatto di nascosto una
puntatina a Roma per mettere su un posto per curare i bambini che
chiamò, pensate, proprio come lui: l’«Ospedale del Bambino Gesù».
«Eh va’ be’, Berto, se proprio insisti, vado fino a Roma a farmi
operare! Ma chi mi accompagna?» E là casca l’asino: senza famiglia
niente documenti e senza documenti niente operazione!!! Berto gli
diceva di stare tranquillo che Sabine e Wilma ora gli avrebbero trovato
pure dei genitori (come dicono i grandi? ah, sì, adottivi) da qualche
parte, in Europa e così un giorno pure lui avrebbe ricevuto i documenti
per andarsi a operare. Berto gli raccontava che le sue foto circolavano
già alla grande per tutto il web: Isa, Maja, Irina, Outi, Valja, tutto
il Nikolaj’s support team’ andava in cerca di una mamma e un papà per
lui, ciascuno nel proprio Paese, dalla Spagna alla Danimarca, alla
Finlandia alla Svizzera. Nikolaj però non se la tirava, anzi scuoteva
la testa perché gli sembrava tutta un’esagerazione «che me ne faccio di
tanti genitori? Scrivono, telefonano, tutti dicono che mi vogliono ma
poi quando si arriva ai documenti, là casca l’asino!!! Io che sono
piccolo non ce li ho ‘sti documenti, eh vva be’, ma i grandi non ce li
hanno neanche loro!!! E poi io mi sono scocciato di stare senza
pisello, lo capite o no?! La verità è che voi grandi non sapete fare un
bel niente!».
Ma Berto continuava a non capire i discorsi di Nikolaj («questo
perché quelli del team sono tutti traduttori e parlano tante lingue!»
rifletteva intanto il bimbo-senza-il- pisello «ma se non capiscono
neanche la lingua dei bambini!!!puah!») anzi un bel giorno se ne venne
fuori con un’idea pazza: «Beh, non ti danno il passaporto per Roma? E
io ti porto lo stesso di nascosto, magari ti ficco nel motore di
un’auto – così stai pure al calduccio – o nel bagagliao».
«Ah bravo scemo, così ti acchiappano, ti schiaffano in galera e poi a
me chi ci pensa?» replicò Nikolaj che stava proprio per perdere la
pazienza «e poi scrivono nei documenti che sono pure picchiatello!!!!
Io, ve lo dico papale papale, non mi fido più dei grandi…coi grandi è
tutto fumo e niente arrosto, anzi per me i picchiatelli siete proprio
voi grandi! Questa è la verità!!!»
Berto non sapeva a che santo votarsi, ma com’è e come non è, un bel
giorno arrivò a Kiev una mamma speciale, chiamata Pascale che non
contenta di aver adottato tre bambini ucraini, s’era messa in testa di
aiutare pure i bimbi che nessuno vuole, i ‘piccoli cuori’ (www.kleineherzen.com).
Invece di andare a trovare Nikolaj, Pascale mise sottosopra la città:
uffici, ministeri, ambasciate, dappertutto fece un casino che non vi
dico strillando che «è una vergogna scordarsi di un bimbo solo perché
non ha eh va be’ già lo sapete cos’è che non ha, e che si sbrigassero a
dargli i documenti se no faccio fare a tutti una figura di…». Pascale
di solito girava da un orfanotrofio all’altro per vedere come stavano i
bambini che nessuno voleva e se li trattavano bene… Nikolaj non s’era
offeso della mancata visita, tutt’altro! Siccome sapeva che
s’avvicinava il Natale e voleva far bella figura, decise di dare una
mano a Pascale a trovare dei padrini perché, pensava «se non si trovano
genitori per me che ho 8 mesi, figuriamoci per i bimbi più grandi! I
padrini, invece, ci aiutano a starcene nel nostro Paese mandando
soldini e ogni tanto pure una bella lettera o un dono; e poi non
possono manco dire che noi bambini rompiamo perché mica stiamo a casa
loro…» Sì, Nikolaj sapeva che stava per nascere un bambino ancora più
speciale, il Bambino Gesù e siccome il regalo che voleva lui era di
quelli da un milione di dollari, voleva meritarselo un pochino.
Ora anche Berto era sempre allegro; un giorno, lo strinse tanto da
fargli male annunciandogli a gran voce «Ah Niki, lo sai che ti danno i
documenti per il viaggio? Tra Pascale e Sabine ce l’abbiamo fatta: c’è
un grande professore, no, non quello del Bambino Gesù, un altro che
lavora a Ratisbona, in Germania, uno con un nome difficile, Rösch, che
ha sentito parlare di te e vuole rimetterti a posto il pancino bucato e
pure il famoso pisello. E siccome con lui lavora una mamma che ama i
bambini, Carolina, mi sa proprio che questa è la volta buona..! magari
non ce la facciamo per il nostro Natale, per il 25 dicembre, ma per il
Natale ortodosso, il 6 gennaio, scommetto che ce la facciamo ad
arrivare a Ratisbona, tu che dici?». Nikolaj gli voleva spiegare che, a
11 mesi, non poteva né comprarsi il biglietto per l’aereo né prendere
da solo il tassì, però vide che Berto era così contento e per una volta
non rispose niente…«E poi, Niki, sai che il 24 gennaio è il tuo 1°
compleanno? Che regalo vuoi?» «E me lo chiedi pure? che Carolina e il
professore mi mettano a posto il pancino e comincino subito col
pisello!!! Ah Berto, Berto, che altro dovrei chiedere per il mio 1°
compleanno?». Nikolaj e Berto sognavano ora come poteva essere questa
Ratisbona – e che bello sarebbe stato il pancino senza tubi e senza
niente, tutto rimesso dentro a posto alla grande, un lavoro proprio di
fino.
E siccome voglio farvi sapere come andrà a finire la mia storia (che
è proprio vera, ma certo, che credevate?) vi invito a scrivermi per
farmi gli auguri – fino al 24 gennaio 2009, giorno del mio 1°
compleanno c’è ancora tempo – e poi ad adottare a distanza uno dei
bambini di Pascale, diventando padrini: il regalo di compleanno lo farò
io a voi, raccontandovi com’è andata a Ratisbona - chissà che non
vengano fuori anche dei genitori per me, con tutti ma proprio tutti,
tutti i documenti a posto e pure con un piccolo cuore, NO, scusate,
volevo dire con un grande cuore! Siamo o non siamo a Natale?
Wilma Peruzzi
p.s.
siamo arrivati ad un punto dove dobbiamo lavorare con tutti i mezzi e quindi abbiamo preparato una casella postale di solidarietà: nikolay@voxhumanitatis.net - sarebbe bello se inviereste una breve e-mail di auguri a Nikolay che ci potrà servire in caso dobbiamo dimostrare che c'è un interesse internazionale e non fa differenza in quale lingua è il messaggio. Grazie!!!!!