ALDO MORO: MAESTRO IMPAREGGIABILE DI POLITICA NEL SEGNO DELLA PRIMAVERA DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA

21 marzo 2018 | 11:09
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ALDO MORO: MAESTRO IMPAREGGIABILE  DI  POLITICA NEL  SEGNO DELLA PRIMAVERA DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA

In  questi ultimissimi giorni ho letteralmente divorato riflessioni e ricordi  fatti da radio, televisioni e carta stampata.che, nel  quarantesimo  anniversario del rapimento di Aldo Moro, mi hanno fatto rivivere nei minimi particolari la vicenda umana e politica del grande statista  e tutta la  tragicità di una delle pagine  più buie della storia recente del nostro Paese. Io ho avuto il privilegio di averlo conosciuto. E così ne ho ricostruito con  emozione e commozione quei frammenti  di  memoria, che, direttamente o  indirettamente, m i hanno riportato a Lui…. A metà degli anni ’60, nella sua qualità di Presidente del Consiglio venne ad Amalfi per partecipare ad una edizione della  Regata Storica delle Repubbliche Marinare, che la Sua presenza rese memorabile. Ero presidente dell’Azienda di Soggiorno e Turismo  ed Assessore Comunale (sindaco Gaetano Amendola) e in questa veste feci parte della ristretta delegazione che ricevette il Presidente Moro e si  intrattenne con  Lui. Premetto che  all’epoca, da qualche anno,Amalfi  aveva subito, a livello amministrativo, una autentica rivoluzione, perché,per  la prima volta, il Comune era gestito da una Giunta di centro-sinistra. La garanzia di futuro per l’Italia la davano due “padri” della nostra Repubblica, Moro nella qualità di Presidente e Pietro Nenni come vicepresidente, che aveva scritto, quest’ultimo. proprio in quei giorni un editoriale sull’Avanti!, in cui,con un pizzico di retorica, sottolineava di aver  portato i socialisti nella “stanza dei bottoni” E la società civile seguiva con entusiasmo la stagione delle “riforme di struttura”(la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la scuola media unica,eccc.)I moderati  ed  i conservatori, esterni ed interni  alla DC (numerosi ed organizzati questi ultimi) fecero resistenza organizzata e crearono le prime crepe nel governo, causando le dimissioni da ministro di Riccardo Lombardi , fiaccarono le forze  e spensero l’ entusiasmo di  Antonio Giolitti,ministro del Bilancio  e spinsero il segretario PSI ,Francesco De Martino, a proporre gli “equilibri più avanzati” a cui fecero  eco le correnti di sinistra della DC, capeggiate rispettivamente da  Donat Cattin e dagli avellinesi  Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita, ribattezzati con malcelata ostilità “comuni stelli di Sacrestia”, dalle correnti di destra DC, capeggiate , a loro volta. da Carmine  De Martino e Giulio Andreotti. La società civile  era inquieta, divisa e tormentata. Il “Maggio francese” ed il ‘68degli studenti italiani gettarono benzina sul fuoco. E, con il contributo del PCI, che temeva di essere tagliato fuori dall’accordo DC/PSI, la inquietudine collettiva  e la spaccatura  della coesione sociale allargò ed approfondì  le sue crepe. Io  ho un  ricordo nitido di quegli anni, anche perché nel piccolo di una città di provincia, ma emblematica, come Amalfi , la vissi da protagonista. Così come ho nitido il ricordo di quell’incontro ravvicinato, di pochissimi minuti, con Moro, che  avevo accompagnato a visitare la bacheca con le “Tavole Amalfitane” e che mi espresse il desiderio di accompagnarlo   al balcone del Salone Morelli  per incantarsi allo  spettacolo   del panorama ad inseguire  l’infinito sul mare dei miti e della Grande Storia della città. Forse mi scelse perché ero il più giovane o per immediata simpatia, come mi parve e mi piacque pensare. Mi colpì il garbo, la dolcezza, la profondità dello sguardo e la pacatezza delle parole che sapevano di profumo dell’anima così come la velatura di malinconia del sorriso , che mi comunicò una inquietudine interiore. Mi  chiese cosa facessi nella vita e quale fosse  la mia fede politica. Risposi  con lealtà , con entusiasmo ed orgoglio “socialista”,che Lui apprezzò  con un sorriso. Quando partì io feci di tutto per farmi notare  nel  salutarLo.  Mi strinse forte la mano e mi parve o, ancora, mi piacque pensare che Lui  mi dedicasse  un’attenzione privilegiata. Una cosa è certa :quell’incontro mi segnò nel profondo e me ne ricordo ancora come fosse ieri. Lo seguii e lo apprezzai  molto quando fece la proposta  audace del “compromesso storico” con il PCI  e mi sembrò che fosse in sintonia con Il prof, Francesco  De Martino. Segretario del PSI, che lanciava gli “equilibri più avanzati”, nella consapevolezza ,  di entrambi, di dover allargare  al mondo del lavoro  la platea della rappresentanza  gestionale del potere e della evoluzione democratica della società….Il 16 marzo del 1978 io ero in uno studio della RAI a Via Asiago-Si sparse  in un baleno la notizia della strage  della scorta di Moro in Via Fani e del conseguente  rapimento dell’uomo  politico. Roma, come, d’altronde, l’Italia intera caddero nello sgomento totale. Ci fu la paralisi delle attività e la  società nel suo insieme entrò in un tunnel senza luce, con la preoccupazione che gli anni di piombo di cui già si parlava molto con  gli attentati  organizzati, finalizzati, selezionati  ed eseguiti dai brigatisti con la decimazione programmata  di giornalisti, sindacalisti, intellettuali, uomini politici,…E lo stupore, l’incredulità aprì la strada alla paura,  Eppure nel  marasma generale di quella mattina sul luogo del lavoro del lo strumento più potente della comunicazione e dell’informazione pubblico   io riuscii a mantenere la calma e pretesi che dovevamo andare avanti nella registrazione del  programma  “Obiettivo Europa”, di cui ero responsabile e che dovevamo dare prova di serietà, di responsabilità e di dover condannare pubblicamente quell’attacco alla democrazia,  con forza,determinazione e convinzione.  I colleghi  mi seguirono e la trasmissione andò in onda regolarmente. Quella forza mi veniva da Moro.  Non ne parlai con nessuno, ma  la trasmissione ebbe uno straordinario indice  di ascolto e un apprezzamento  della critica. Moro mi aveva  dato la carica e mi aveva orientato nella direzione giusta. Il rapimento del Presidente durò ,tra  alti e bassi, timori e speranze, illusioni e delusioni  55 giorni e ,tutta  la società italiana si divise tra chi rifiutava di trattare e chi apriva al dialogo con i brigatisti. Si spaccarono i partiti politici, e i sindacati,così come si spaccò la società  di fronte all’interrogativo:. Cedere al ricatto dei brigatisti e trattare per lo scambio dei prigionieri o respingere  ogni contatto e rifiutare le trattative, che poteva sembrare una pericolosa prova di cedimento? O essere neutrali e non schierarsi “né con lo stato né con le brigate rosse? Per la trattativa si schierarono Il Vaticano con il testa il Papa Paolo VI , il Partito Socialista, il partito socialdemocratico, i repubblicani, i radicali, contro  si schierarono democristiani e comunisti  che difendevano l’integrità e la forza dello stato. Come dirigente nazionale del  mio Partito (ero membro del Comitato Centrale) comunicai con entusiasmo e determinazione a Bettino Craxi la mia adesione alla linea  politica per la trattativa per salvare la vita del Presidente……. In quel periodo ero candidato sindaco  al  mio paese, Trentinara.La  notizia  dell’esecuzione di  Moro trovato  cadavere nel  bagagliaio di una renault  rossa  con lo spettacolo macabro di una giustizia sommaria entrò con la forza dirompente della comunicazione il 9 di maggio. La sera dovevo tenere il comizio elettorale, ., ma feci l’elogio di  Moro e della sua immolazione come agnello  sacrificale per i valori della democrazia. Mi interruppi più volte con le lacrime agli occhi, ma riuscii a portare tutti i cittadini del mio paese, amici ed avversari politici, in una processione d’amore al monumento ai  Caduti  Fu un gran bello esempio di  compostezza e di democrazia E ancora una volta c’era Lui, il suo sorriso, la pacatezza della sua voce, la forza delle sue idee a farmi da  guida…Nel 2005 organizzai a Maiori  una rassegna di libri, che parlavano di politica e di politici. Invitai anche  , la figlia dello statista,Agnese Moro,  che aveva ascritto  un prezioso  libro in cui raccontava  con delicatezza ed amore gli  affetti e gli interessi privati del Padre, che non  era più solo  il leader , ma era presentato nella sua dimensione umana, e privata di marito e di  padre , parlandone con grazia, levità, pudore  ed amore. C’era tanta gente. Fu una serata memorabile carica di emozioni e di commozione per lei, che è diventata mia amica , per me e per tutto il numeroso pubblico. Ricordo lucidamente che quella sera parlai con impegno e passione politica di riformismo cattolico e riformismo socialista, .che, insieme, salvarono la democrazia malata del nostro Paese. Il tema è ritornato di attualità nelle riflessioni politiche di questi ultimi giorni . Le affinità con la stagione che stiamo vivendo sono fin troppo evidenti  E, a tal proposito, cito e faccio mia una convincente riflessione del  prof  dell’Università di Chieti, Emanuele Felice fatta su Repubblica di qualche giorno fa . “ L’intero  asse della politica riformista, parlo di quella socialista. ovviamente, sulla quale mi sento abilitato  ad intervenire per storia e tradizione di militanza,  va reimpostato, rimettendo  al  centro la lotta alle disuguaglianze, sottovalutate non solo da Renzi, così come va rinnovata la classe dirigente anche in periferia .(specie nel Sud), con  figure credibili per la nuova politica contro il nepotismo ed il familismo amorale. Bisogna  dar vita  ad un cantiere  serio e credibile per  la Rifondazione della Sinistra, facendo innanzitutto capire a militanti e dirigenti che Lo Statuto  Albertino fu abolito circa un secolo e mezzo fa e che gli elettori legittimamente non tollerano  più il presunto diritto di ereditarietà delle cariche pubbliche istituzionali  per  figli e nipoti La gravità della sfida è di per sé  un motivo che desta  non poca  preoccupazione  anche nello scenario più favorevole,E,  non è affatto detto che un’opera  di tale portata riesca. Anzi, forse per davvero nei prossimi mesi ,il riformismo italiano sarà ad un bivio, che deciderà il suo destino da qui per molto tempo a venire. E ,a differenza che in passato, ora il contesto è molto più difficile: non è più permesso di sbagliare, non  solo nella strategia, ma nemmeno nella tattica. Di questo almeno bisogna essere consapevoli. Ed agire di conseguenza. Il  mio ultimo ricordo legato a Moro va al primo anniversario della sua tragica morte,9 maggio del 1979. Vivevo già stabilmente a Roma ed avvertii il bisogno di recarmi  a Torrita Tiberina, dove era ed è ancora la sua tomba.Il cimitero raccolto e silezioso era ed è in bella posizione  panoramica su di un poggio aperto su di  un’ansa del Tevere, il fiume sulle cui rive è nata e si è sviluppata la storia millenaria di Roma. Era l’ora di un  tramonto di  primavera che  accendeva iridescenze d’oro sull’acqua, uno spettacolo straordinario di bellezza che mi richiamò alla memoria un frammento della mia moviola d’esistenza, lo spettacolo d i sole.  di  luce e di bellezza che mostrai  al Presidente Moro dal balcone del  Salone Morelli del Comune di Amalfi spalancato sull’infinito dei miti e della Grande Storia della mia città del cuore. Oggi è il primo giorno di primavera, la stagione della bellezza, dell’amore. della libertà e della democrazia. Ho deciso  che  a brevissimo  ritornerò  per un devoto pellegrinaggio  di  amore a Torrita Tiberina, per promettere sulla tomba di Aldo Moro, fulgido esempio di libertà e di democrazia di  imitarlo, nel mio piccolo, a lottare per la libertà e per la democrazia. E non  dimentico  che oggi,primo  giorno di, primavera, è  anche la “giornata della Poesia” e che come modesto intellettuale e poeta ho il dovere di difendere con tutte le mie forze  la libertà e la democrazia e di continuare ad essere , come tutti i poeti, UN OPERAIO DI SOGNI”. come mi ha insegnato il mio Amico e Maestro, Salvatore Quasimodo. E lo farò anche nel nome di Aldo Moro, impareggiabile  MAESTRO di Politica in nome della LIBERTA’ e della DEMOCRAZIA