GRAGNANO SESSO E TRUFFA DA FANTASCIENZA AL VIA PROCESSO

5 aprile 2018 | 09:51
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GRAGNANO SESSO E TRUFFA DA FANTASCIENZA AL VIA PROCESSO

Gragnano. La truffa è avvenuta in più fasi. Prima una donna – sua presunta amante – ha raccontato di essere rimasta incinta e avrebbe chiesto denaro facendo leva sulla parentela con un boss. Poi è toccata a un finto carabiniere impaurire l’imprenditore con il rischio di un arresto, falsi omicidi e pagamenti di multe, quindi altri soldi. Ricatti a sfondo sessuale e una storia quasi da fantascienza per riuscire a farsi consegnare soldi da un imprenditore. Un raggiro durato mesi e costato almeno 50mila euro alla vittima, impaurita da multe salate, amante incinta e personaggi grotteschi che comparivano di volta in volta per completare la truffa che mirava a incassare oltre 100mila euro. A processo per estorsione e truffa ci sono quattro persone: si tratta dei coniugi Aniello Rea, 50 anni, e Antonietta Rosanova, 47, entrambi residenti a Gragnano, nonché di Francesco Tammaro Squillante, 63 anni, e la moglie Raffaella Annunziata, 46 anni, residenti a Sarno. Loro finirono in manette tre anni fa, a chiusura dell’inchiesta lampo. Tra tante imprecisioni, «non ricordo» e frasi sconnesse, la testimonianza di un allevatore gragnanese, titolare di una grossa impresa del settore, ha vissuto momenti al limite dello sconcerto. Alcune telefonate anonime nei giorni scorsi gli avevano fatto ottenere la scorta dei carabinieri della stazione di Gragnano, che hanno accompagnato il teste chiave nell’aula del tribunale di Torre Annunziata. Lì, davanti ai giudici (presidente di collegio Maria Laura Ciollaro), il 55enne ha raccontato una versione dei fatti in gran parte nuova e diversa dalla denuncia, come gli ha fatto notare la pm Francesca Sorvillo. E dunque, accanto al finto carabiniere che gli ricordava che c’erano da pagare multe salate per evitare il carcere, e al figlio di un giudice e a un brigadiere uccisi dalla camorra per colpa sua, è comparsa anche una falsa parente di un camorrista rimasta incinta dopo un rapporto con lui. «Meglio che abortisce, il boss non deve saperlo» gli diceva uno dei truffatori. La storia avvincente e a tratti grottesca – stimolata anche dalle domande del collegio difensivo dei quattro imputati, tra cui l’avvocato Carmine Iovino – ha vissuto momenti vicini alla tragicommedia. «Io ho pagato per fare sesso con due donne», ha confessato la vittima, che poi ha confermato le visite di un uomo in divisa – un finto carabiniere – che gli ricordava di non aver «denunciato alcuni camorristi» e che, dunque, doveva pagare «multe da 30mila euro per evitare di andare in galera». Tra ricatti e compromessi, la folle storia sarebbe costata alla vittima una cifra vicina ai 60mila euro, ma «mi avevano chiesto 110mila euro».

d. s.