Arte Contemporanea. Ricordo di Antonio Nardulli.

8 maggio 2021 | 01:01
Arte Contemporanea. Ricordo di Antonio Nardulli.

Articolo di Maurizio Vitiello – Ricordo dello scultore Antonio Nardulli.

Il mondo dell’arte e del giornalismo ha accusato vari colpi.

Per colpa del Covid-19 e altre volte per cause naturali sono scomparsi vari personaggi, tra questi vogliamo ricordare Franco Rotella, grande designer, Luigi Mazzella, scultore, Nino D’Antonio, giornalista, scrittore e critico, Pietro Nardiello, scrittore e giornalista.

Abbiamo appreso, soltanto oggi, anche della scomparsa, avvenuta il 30 aprile 2021 dello scultore Antonio Nardulli e, quindi, il lutto ha colpito Marigliano, dov’era nato il 28.10.1933.

Il poliedrico artista aveva preso parte a mostre nazionali e internazionali.

E’ stato menzionato da importanti riviste del campo dell’arte contemporanea.

Una sua opera, il bambino di bronzo, era stata posizionata nella “Villa Comunale” di Marigliano per celebrare l’infanzia.

Marito della decana insegnante ora in pensione, Maestro, ha lasciato due figlie, Filly, docente del Primo Circolo Didattico di Marigliano, e Maria, architetto.

Ricordiamo una sua interessante personale al Ciac di Caserta, in via Mazzocchi 21.

L’artista di Marigliano è stato autore di sculture in pietra, d’onda arcaica.

Ecco una sua breve bio-scheda:

Antonio Nardulli era nato nel 1933 a Marigliano (NA), dove viveva e lavorava.

Premi:

Ha conseguito numerosi premi e riconoscimenti:

1° Premio di scultura “Cementir” – Napoli 1959;

1° Premio di scultura “Olivetti” -Napoli 1960;

1° Premio di scultura Mostra Regionale d’Arte Figurativa – Nola 1960;

Medaglia d’Oro del Ministro dei LL. PP. – Napoli 1960;

Premio V. Gemito – Napoli 1968 (segnalato dalla giuria);

Alloro d’Argento 8^ Biennale d’Arte Sacra Tematica – Torre del Greco (NA) 1975;

1° Premio 11a Biennale Nazionale d’Arte Sacra Tematica – Torre del Greco (NA) 1980;

1° Premio Concorso di Arti Figurative “Città di San Giorgio”, S. Giorgio a Cremano (NA) 1984;

(Vincitore di un concorso in Germania per l’esecuzione di un monumento a un pittore tedesco scomparso);

Premio Speciale per la scrittura Città di Marigliano – Settembre 2004.

Collettive:

1957: Mostra di disegno – Città di Tortona (AL);

1958: III Mostra d’arte Giovanile, Roma (invitato)

1960: Premio Olivetti per la scultura, Napoli;

1973: Premio Marche;

1980: 8^ Biennale Nazionale d’Arte Sacra Tematica – Torre del Greco (Na);

1980: I° Incontro Scultori e Pittori a Sant’Agnello (Na)

1982: Mostra di Scultori Campani, Cava dei Tirreni (Sa);

1983: Mostra di 20 scultori Contemporanei – Villa Guariglia – Vietri sul Mare (Sa)

1984: “Scultori Campani, Presenze Contemporanee” – Giardini di Villa Guariglia – Raito (SA);

– Guardia Sanfromondi (BN)

– Liceo Artistico di Napoli

Nel 1963 ha realizzato il monumento in onore a Maria SS. delle Grazie a Cerreto Sannita

(BN);

Nel 1988 il monumento a Casa Maiorana – Rocca Gloriosa (SA);

Nel 1988 ha realizzato il monumento a S. Francesco – Chiesa dei frati di Cerreto Sannita (BN);

19 Marzo 2000 – Monumento al bambino – Villa Comunale di Marigliano (Na).

Hanno scritto di lui:

Barbieri, C. Esposito, G. Jacobbe, M. Maiorino, G. Sallustio, F. Trifuoggi, L. Vergine, P. Mancini, A. Ruggiero, E. Battisti, M, Bignardi, Grassi, C. De Angelis, A. Calabrese, E. Alamaro, D. Fusco, A.P. Fiorillo, M. Vitiello, A. Montano, A. Izzo, E. D’Agostino, …

Scriveva il critico Eugenio Battisti di Roma: “Nelle opere di Nardulli c’è una grande capacità organizzativa, che suggerisce le grandi dimensioni della statuaria classica e romanica, c’è una ricerca di temi simbolici compiuta con originalità (L’Araba Fenice è una immagine spettacolare); c’è una notevole senso, forte e creativo della materia; non a caso le belle pagine che accompagnano le illustrazioni delle sue opere parlano di lui come di un tipico scultore della pietra. Inoltre vedere la sua opera entro il contesto delle ricerche plastiche che oggi in atto nella grande città meridionale è un ulteriore elemento di interesse e si può ben dire un indiretto momento critico.”

Riprendiamo un nostro vecchio testo – che lunga militanza critica (sic!) – del 1996 e lo riproponiamo “ad memoriam” e anche perché resta momento di acuta riflessione, in cui sono perfettamente delineate e misurate ponderate convergenze analitiche:

“Abbiamo avuto la possibilità di conoscere Antonio Nardulli alla mostra “Identità Plastiche”, allestita a Marcianise (BN), nell’estate del 1996.

E’ un artista sensibile che lavora, da molti anni, la pietra e da fine scultore intende proseguire studi sulle possibilità estetiche di vari materiali, tra cui, in particolare, il tufo.

Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli e ha insegnato all’Istituto Statale d’Arte di Cerreto Sannita e a quello di San Leucio di Caserta, nonché al Liceo Artistico Statale di Napoli.

Dal 1957 è operativo ed ha partecipato a numerose collettive, rassegne e a diverse manifestazioni artistiche.

L’abbiamo rivisto a Caserta all’ultima sua personale al Centro Iniziative Artistiche Culturali “Raffaele Soletti”, spazio ottimamente coltivato e diretto da Gabriele Marino.

Il forte interesse che dimostrano artisti di varie latitudini per la scultura ci fa comprendere che l’estetica volumetrica non rasenta più i margini dell’estrinsecazione della forma.

Nell’attuale contesto visivo campano l’opera di Antonio Nardulli si pone in evidenza e sostanze positivamente il percorso della scultura, nonché i suoi variegati accenti e le sue più coerenti manipolazioni.

Le ultime interessanti opere di Nardulli risultano sintesi di una raggiunta e felice maturità artistica.

Nelle sue sculture abbiamo la possibilità di cogliere prontamente la misura dell’uomo.

Nella loro concretezza siglano annotazioni sincere, e, talvolta, severe, di ieratica bellezza e conquistano perché attingono da un’etnostoria ben consolidata, quale quella magnogreca.

Ridefiniscono e ridisegnano presenze che hanno attraversato la storia e il mito.

In una voluta verticalità, stratificata a sezioni, ragguaglia tensioni e richiami assoluti.

In una visione allertata e consapevole sviluppa allusioni e, cosi, rimanda a riflessi di epoche passate, che ancora ingannano il contemporaneo.

Ogni lavoro, estrapolato dal tufo, che poi è inchiostrato da sagge e segrete misture, preparate con vari ingredienti e soluzioni, quasi rende presenze fauste, tradizioni orali e sapori della natura.

E’ nella capacità dell’artista rimandare, confinare, sintetizzare figure fortemente rappresentative di una classicità che spazia dalla mediterranea alla mediorientale, da quella sacra a quella profana.

Ogni opera di Antonio Nardulli è memoria di un tempo, salvataggio dall’oblio, nonché ritrovo di vissuti.

Antonio Nardulli seziona e incide il tufo e raccoglie argomenti, dagli afflati arcaici alle duttili ironie, e rammenta nelle elaborazioni segniche persistenze semantiche, inossidabili nella loro carica di valori.”

Antonio Nardulli lo ricorderemo per la sua semplicità e per la sua vita artistica, vissuta con discrezione.

Maurizio Vitiello