Concessioni balneari tutte illegittime? Anche ad Amalfi, Positano, Sorrento e Capri? Vincenzo Cosenza “Si crea solo tensione sociale”

Concessioni balneari tutte illegittime? Anche ad Amalfi, Positano, Sorrento e Capri? Vincenzo Cosenza “Si crea solo tensione sociale” La sentenza sulle concessioni balneari: le proroghe contrastano con la direttiva Bolkenstien e il trattato Ue. L’ultima data valida resta quella del 31 dicembre 2023. Proroga tecnica al 31 dicembre 2024 per chi ha già avviato le gare. Sono questi i titoli di tutti i giornali al proposito, che creano gran confusione nei lettori, ma allora che succede ora devono sbaraccare tutti gli stabilimenti balneari? A Piano di Sorrento Vincenzo Cosenza è stato nominato rappresentante di categoria quindi lo sentiamo, ma solo per una battuta, che basta, ci interessa solo sapere se nell’immediato tutte queste sentenze che stanno lanciando in pompa magna tutti i giornali avranno un effetto concreto, oggi, non in un ipotetico domani “Oggi non cambia nulla, bisogna leggersi tutti i dispositivi delle sentenze, a volte dicono tutto e il contrario di tutto” Ci basta così. Allora premesso che , senza fare terrorismo, si va avanti, e lo vediamo, visto che siamo un giornale che opera in località balneari fra la provincia di Salerno e Napoli in Campania, fra le più famose al mondo, andiamo avanti. Cosa dicono queste sentenze?
Le proroghe generalizzate delle concessioni demaniali agli stabilimenti sono illegittime anche perché contrastanti con la direttive Bolkenstein, i Comuni devono bandire immediatamente procedure di gara «imparziali e trasparenti» per assegnare le concessioni ormai scadute. Lo ha riaffermato con tre sentenze depositate ieri – e relative ai giudizi oggetto delle decisioni della Cassazione e della Corte di Giustizia- il Consiglio di Stato ribadendo i «consolidati principi della sua giurisprudenza» sulla illegittimità delle proroghe generalizzate delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative stabilite dal legislatore in quanto contrastanti con i principi di concorrenza e di libertà di stabilimento sanciti non solo dalla Direttiva Bolkestein, ma anche dall’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. In breve: tutti gli stabilimenti sarebbero abusivi, dal momento che i titoli concessori sono decaduti a fine dicembre.
Il Consiglio di Stato – informa una nota – ha chiarito che la disapplicazione delle norme nazionali sulle concessioni demaniali marittime si impone prima e a prescindere dall’esame della questione della scarsità delle risorse, che in ogni caso non risulta essere decisiva in quanto anche ove si ritenesse che la risorsa non sia scarsa, le procedure selettive sarebbero comunque imposte dall’art. 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo la mappatura preparata lo scorso autunno dall’esecutivo, risulta infatti che appena il 33% delle coste sia in concessione, a dimostrazione della non scarsità della risorsa spiaggia e quindi della non necessità di mettere a bando le concessioni a tutela del principio di concorrenza come richiesto invece dall’Europa con la direttiva Bolkenstein. Ma negli 11 mila chilometri mappati sono state incluse anche coste rocciose e zone non balneabili che non andrebbero mai in concessione: la mappatura sarebbe falsata e non dimostrerebbe la «non scarsità» della risorsa spiaggia.
Dunque l’ultima data valida per la proroga delle concessioni balneari resta quella del 31 dicembre 2023: tutte le successive sono illegittime. Il Consiglio di Stato, prosegue la nota, «ha pertanto ribadito la necessità, per i Comuni, di bandire immediatamente procedure di gara imparziali e trasparenti per l’assegnazione delle concessioni ormai scadute il 31 dicembre 2023». In caso di difficoltà nel completamento della gara, la sola proroga consentita è quella cosiddetta tecnica fino al 31 dicembre 2024 delle concessioni già scadute per i Comuni che abbiano deliberato di avviare o abbiano già avviato le gare per assegnare le concessioni.
Già con una sentenza pubblicata il 29 aprile scorso, il Consiglio di Stato aveva ribadito lo stop alla nuova proroga al 31 dicembre 2024 delle concessioni balneari decisa dal governo con il decreto Milleproroghe e applicata da molti Comuni d’Italia in attesa delle nuove norme promesse dall’esecutivo, e ordinato di dare «immediatamente corso alla procedura di gara». La sentenza era arrivata dopo un ricorso di un proprietario di uno stabilimento balneare a Moneglia contro lo stop della concessione a fine 2023. I balneari hanno richiesto più volte un intervento del governo: nel vuoto normativo, infatti, molti Comuni e Regioni in questi mesi hanno deliberato sulla sorte delle attuali concessioni in maniera non uniforme.
I dati forniti dal sistema informativo del demanio marittimo rivelano che in Italia quasi il 50 per cento delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, con picchi del 70 per cento in alcune regioni (Liguria, Emilia-Romagna e Campania). Con una media delle entrate annuali per lo Stato derivanti dalle concessioni di beni demaniali di circa 101 milioni di euro a fronte di un giro d’affari attorno ai 15 miliardi di euro. Secondo la Corte dei Conti le concessioni dei beni demaniali marittimi ad uso turistico è pari a 12.166. Il dato risulta essere in aumento del 12,5% rispetto a quello rilevato nel corso del 2018, quando le concessioni censite erano 10.812. Un aumento che però non ha fatto aumentare il gettito come si pensava.
Però, ripetiamo, parlano i fatti, da anni si dice di questi bandi, ma alla fine non cambia nulla, e alla fine, come dice Vincenzo Cosenza, se si fanno solo proclami si creano solo inutili tensioni sociali o si pubblicano articoli per far fare commenti e like su facebook e sui social network.