Progetto PREVIA 2021-2024: Bilancio e Prospettive
Il progetto PREVIA, acronimo di “Pompei: Ricostruzione delle Evidenze e delle Vicissitudini Insediative Antiche”, è frutto di una collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, la Scuola IMT Alti Studi di Lucca, l’Università di Pisa, l’MGQ e il Politecnico di Torino. L’obiettivo principale del progetto è ricostruire le dinamiche insediative e le diverse fasi di sviluppo del quadrante sud-orientale della città di Pompei, un’area considerata periferica dal punto di vista urbanistico, ma caratterizzata da complessi edilizi di grande interesse archeologico.
Le Fasi del Progetto
La prima fase del progetto, svoltasi tra il 2016 e il 2020, ha gettato le basi per le indagini successive. Nel periodo 2021-2024, le ricerche si sono concentrate su verifiche stratigrafiche e mappature delle evidenze archeologiche. Gli scavi hanno permesso di individuare e documentare una serie di strutture antecedenti alla costruzione del complesso degli Edifici Magici, un’area che ha mostrato segni di occupazioni precedenti nelle murature e nelle porte tamponate.
Principali Scoperte e Pubblicazioni
Uno dei risultati più significativi è stato il recupero di numerosi frammenti di pitture staccate dai depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che verranno pubblicati nel prossimo volume della serie PREVIA. Questo volume, curato dalla compianta Valeria San Paolo, sarà fondamentale per la ricostruzione degli apparati decorativi degli Edifici Magici.
Le indagini condotte nel cortile su via di Nocera hanno rivelato una serie di strutture orientate in senso est-ovest, precedenti alla costruzione del complesso degli Edifici Magici. Queste strutture, destinate allo smaltimento di rifiuti e detriti, sono databili attraverso una sequenza stratigrafica precisa, che va dal III secolo a.C. fino all’unificazione del complesso in età claudia.
Attività Ritualistiche e Strutture Misteriose
Numerose attività ritualistiche sono state documentate nel corso degli scavi. Tra queste, la deposizione di otto crateri miniaturistici in uno strato di cenere e il ritrovamento di sette contenitori integri con una moneta del 146 a.C., indicano momenti di transizione architettonica.
Nel 2023, l’attenzione si è concentrata su un cortile retrostante caratterizzato dalla presenza di due strutture enigmatiche, una delle quali inaccessibile tranne che da una piccola scala. Queste strutture, datate all’ultimissima fase di vita del complesso, potrebbero essere connesse a rituali dedicati a Sabazio, una divinità frigia.
Collaborazioni e Tecniche Avanzate
Il Politecnico di Torino e l’MGQ di Roma stanno conducendo una mappatura sistematica e una documentazione dettagliata di tutte le evidenze nella Regio II. L’uso di tecniche avanzate come il georadar e il geomagnetismo ha permesso di individuare numerose anomalie, sia legate alla palestra grande che anteriori alla sua costruzione, aprendo nuove prospettive per la ricerca futura.
Il progetto PREVIA ha fornito nuove e importanti informazioni sulle dinamiche insediative e sulle fasi di sviluppo dell’area sud-orientale di Pompei. Le scoperte fatte finora rappresentano solo una parte del potenziale archeologico di questa zona, e le tecniche avanzate utilizzate dai partner del progetto promettono di rivelare ulteriori dettagli significativi nel prossimo futuro. Il progetto continua a perseguire l’obiettivo di restituire alla comunità scientifica risultati di grande valore, contribuendo alla comprensione della complessa storia urbana di Pompei.
La Risurrezione del Tempio di Asclepio: Nuove Scoperte Archeologiche
Il fascino dell’antichità rivive grazie alle recenti scoperte del progetto di ricerca sull’Isola, che hanno portato alla luce nuovi dettagli sul Tempio di Asclepio. Sono qui per rappresentare il gruppo di ricerca e ringraziare sentitamente il direttore del parco, Gabriel, per il rinnovo del nostro accordo operativo, che ha permesso di approfondire questo studio iniziato nel 2018 e sistematicamente ripreso l’anno scorso.
L’importanza di questo progetto non risiede solo nel recupero di antiche strutture, ma anche nella comprensione delle pratiche cultuali e della vita quotidiana degli antichi abitanti dell’Isola. Il Tempio di Asclepio, situato in una posizione angolare tra Via Stabiana e Via del Tempio di Iside, rappresenta un caso unico per il suo valore topografico e archeologico. Grazie alla paziente collaborazione di Giuseppe Scarpati e alla preziosa assistenza di Vittoria Moretti e Chiara Comna, abbiamo potuto portare avanti le nostre indagini con successo.
Riscoprire il Passato: Le Fasi di Monumentalizzazione del Tempio
Le indagini hanno rivelato diverse fasi di costruzione e ristrutturazione del Tempio di Asclepio. La prima fase, databile tra la fine del III secolo e l’inizio del II secolo a.C., comprende un’area scoperta con un altare e una statua maschile di Esculapio, attualmente esposta al Museo Nazionale di Napoli. Una seconda fase, intorno alla metà del II secolo a.C., segna una prima monumentalizzazione dell’area sacra. Infine, una terza fase, risalente all’epoca sillana (I secolo a.C.), vede la costruzione della cella del tempio e l’associazione della statua maschile di Asclepio con due statue femminili, generalmente interpretate come Venere e Vesta.
Le ricerche condotte tra il 2018 e il 2023, attraverso campagne di scavo sistematiche, hanno permesso di ottenere una cronologia dettagliata delle varie fasi di costruzione e utilizzo del tempio. In particolare, le campagne di scavo hanno interessato il pronao, il portico e una serie di ambienti organizzati in sequenza lungo Via del Tempio di Iside.
Scoperte Straordinarie: Gli Ambienti Rituali e le Tabernae
Le ricerche hanno rivelato tracce di continuità sacrale nell’area del tempio risalenti almeno alla fine del III secolo a.C. Inoltre, l’analisi delle fosse di scarico materiali, condotta da Antonella Ciot e Alfredo Grimaldi, ha permesso di datare puntualmente l’organizzazione degli ambienti alla fine del I secolo a.C.
Tra le scoperte più significative vi sono due tabernae (ambienti artigianali) databili intorno alla metà del I secolo a.C., con un pozzo, una vasca di stivaggio e un piano per la produzione ceramica. Questi impianti artigianali erano destinati alla produzione di vasellame, come testimoniato dai ritrovamenti di frammenti di ceramica e strumenti di lavoro.
Rituali e Simboli: Le Fosse Votive e il Bosco Sacro
Le indagini hanno portato alla luce diverse fosse votive contenenti materiali rituali, tra cui basette miniaturistiche e vasellame da tavola. Queste fosse sono state interpretate come testimonianze di riti propiziatori legati alla consacrazione degli spazi.
Una delle scoperte più suggestive riguarda un’area aperta a nord del tempio, che potrebbe essere stata un bosco sacro. Le analisi polliniche hanno rivelato la presenza di querce, suggerendo che l’area fosse utilizzata per funzioni sacrali prima di essere trasformata in un complesso architettonico.
Gli scavi condotti negli ultimi anni hanno permesso di ricostruire la complessa storia di occupazione dell’area del Tempio di Asclepio. Sebbene non siano stati ancora trovati dati puntuali per la datazione della monumentalizzazione del sacello, le fosse votive e i ritrovamenti stratigrafici forniscono preziose indicazioni sulla cronologia e sulle dinamiche di utilizzo degli spazi.
Queste scoperte non solo arricchiscono la nostra conoscenza del passato, ma ci offrono anche spunti per future ricerche. Il progetto continuerà con ulteriori indagini e analisi, con l’obiettivo di mettere al sistema tutti i dati raccolti e di approfondire la comprensione del culto di Asclepio e delle pratiche rituali connesse.
Ringrazio nuovamente tutti i partecipanti al progetto e do appuntamento ai prossimi aggiornamenti su questa affascinante avventura archeologica.
Progetto Universitario 114: Tre Anni di Scoperte Archeologiche
Il progetto University 114 è attivo da tre anni in un vasto complesso edilizio situato nella regione uno. Questo edificio risale al periodo dell’eruzione e presentava un uso misto che includeva attività commerciali, industriali e ospitalità. Per chi non fosse familiare con l’edificio, esso è composto da quattro stanze decorate che si aprono su un portico che si affaccia su un ampio giardino. Questo giardino, con un semplice trium, è oggi diviso da un moderno muro di contenimento. In antichità, vi era un muro di contenimento, ma non nel 79 d.C.
Sul lato nord della proprietà si trova un piccolo cortile circondato da cinque stanze. A est, vi è una stanza coperta con diversi spazi più piccoli adiacenti. Sulla facciata meridionale si trovano tre grandi negozi, nonché un bar nell’angolo sud-est.
Oggi mi concentrerò sull’area dell’edificio a est, una stanza che chiamiamo “7”, originariamente esposta negli anni ’50 e successivamente ripulita fino al livello del 79 d.C. nel 1992. Durante i lavori in quest’area, è stato trovato un deposito molto insolito. Sebbene la foto non sia delle migliori, si trattava di uno strato umico scuro, molto organico nella sua composizione immediata, che sembrava una pavimentazione in legno fatta di lastre di legno posizionate su un terreno argilloso.
L’estate scorsa, nel 2023, siamo tornati in questa area, esponendola completamente ed esplorandola con un team di archeologi ambientali guidati dal dottor Mark Robinson dell’Università di Oxford. Abbiamo scoperto che non si trattava di un deposito di legno, ma di steli di canna comune. All’inizio sembravano essere stati impilati in modo casuale, ma continuando gli scavi nel cortile centrale del complesso, abbiamo trovato una grande vasca perfetta per le fasi di ammollo necessarie alla lavorazione delle canne e dei rami. Ciò suggerisce che l’edificio funzionava nel 79 d.C. come laboratorio per la produzione di cesti e la lavorazione delle canne, probabilmente in collaborazione con un laboratorio di cesteria precedentemente noto, trovato a nord negli anni ’90.
Per comprendere meglio il deposito organico, nel 2023 abbiamo prelevato diversi campioni per effettuare una microescavazione e un’analisi micromorfologica del materiale. La microescavazione ha rivelato che questo era un tempo un deposito massiccio di steli di canna, altamente compressi. Non vi era quasi nient’altro all’interno di questi steli, con pochissime foglie e alcuni fiori, che si riveleranno importanti successivamente.
L’analisi micromorfologica ha mostrato che il deposito era composto per il 70% da silice e per il 30% da materiale organico, probabilmente preservato grazie a una mobilizzazione della silice dagli steli stessi o dal terreno sovrastante, che ha permesso la conservazione per oltre 2000 anni.
Durante l’escavazione dell’estate scorsa, abbiamo suddiviso il complesso in quadrati di 1×1 metro per catturare qualsiasi variazione all’interno del deposito. Abbiamo scoperto rapidamente che lo scavo tradizionale tendeva a oscurare i dettagli, così abbiamo rimosso il deposito in blocchi, che sono stati poi separati utilizzando strumenti fini per individuare eventuali anomalie. Il deposito era altamente compresso e stiamo ancora cercando di determinare quanto grande fosse originariamente. Il volume del deposito rimosso era di circa 1,4 metri cubi, ma il volume originale potrebbe essere stato più vicino a 36 metri cubi.
Il deposito era composto principalmente da steli, con pochissime foglie ma alcune prove di fiori. Era pulito, senza quasi nessuna inclusione, eccetto un piccolo pezzo di corda, un ago di pino, alcune foglie e fiori, e un singolo insetto lignicolo. Il pavimento della stanza sotto il deposito era piuttosto sporco, con uno strato di carbone sparso e vari rifiuti, soprattutto lungo il muro meridionale e nell’angolo orientale.
In sintesi, possiamo essere certi che queste canne non furono raccolte prima della fine dell’autunno. Ulteriori dettagli e scoperte seguiranno con le prossime pubblicazioni e studi in corso.