Zaccaria Tartarone e la bottiglia di Leida

13 marzo 2025 | 01:28
Zaccaria Tartarone e la bottiglia di Leida

A dieci anni dalla scomparsa del giornalista domani alle ore 17.30, presso il Centro Arbostella – Hub della Creatività e della Comunicazione, l’ottava edizione del Premio Giornalismo Sportivo a lui dedicato al giornalista, che sarà consegnato a Gianfranco Coppola, caporedattore vicario in Campania della RAI e presidente nazionale dell’USSI, nonché amico del compianto Zak, dai redattori di Paperboy.

Di Olga Chieffi

Quale immagine viene in mente pensando a Zaccaria “Ruccio”, “Zak” Tartarone? Al sorriso e ad una bottiglia, quella di Leida, ovvero alla sua straordinaria capacità d’immagazzinare carica elettrica e quindi restituirla. La bottiglia di Leida veniva anche frequentemente utilizzata in giochi di società, magari per fare avvertire la scossa ad una catena di persone che si tenevano per mano: la persona capofila toccava l’armatura esterna della bottiglia e l’ultima la sferetta in contatto con l’interno della bottiglia, così che tutte le persone che componevano la catena avvertissero la scossa. Oggi il termine Maestro è banalizzato, direi “abusato” nelle arti, nella scuola, in teatro, nel giornalismo, di Maestri pochi se ne riconoscono nella vita, si contano sulle dita di una sola mano. Il Maestro è generoso, offre aiuto, suggerimenti, ispirazione dentro e fuori il proprio contesto, segnala svolte e insegna prospettive, indica una via e la illumina, col proprio esempio, col proprio “fare”, col proprio porsi sempre in gioco, instilla il dubbio perché ne lui ne ha, riconoscendolo come unica via per uscire dalla “selva”, un passaggio sicuro fatto di pochi principi chiari, su cui procedere, lavora indefessamente con severità, nella costruzione del sapere, senza mai aggobbire sotto sistemi pre-confezionati, verso sempre nuovi traguardi, conquistati in prima persona. La ricompensa è l’onore di trasmettere qualcosa, di accendere una scintilla in chi viene dopo, un piacere puro, “gratuito”, quindi, impopolare. Zak, Maestro in iscuola, Maestro di parola scritta e parlata, ma su tutto Maestro d’amicizia. Una mia lettera, vergata a china, su carta d’Amalfi, carta amara, una “stroncatura”, relativa ad un articolo riguardante la squadra di canottaggio e canoa del Circolo Canottieri Irno, di cui ero parte sulla rivista Sport&Sport, da lui fondata e diretta, l’umile ammissione dell’ errore, l’immediata apertura al dialogo e l’invito alla collaborazione, fece da “scossa”  e su quella scintilla prodotta dallo scontro positivo-negativo, su quel conoscersi e ri-conoscersi è stata costruita la nostra amicizia, che oggi mi porta a scrivere qualche parola da queste colonne. Domani, alle ore 17.30, presso il Centro Arbostella – Hub della Creatività e della Comunicazione, di Viale Verdi a Salerno, si svolgerà, in occasione del decimo anniversario della scomparsa, solo fisica, del giornalista, l’ottava edizione del Premio Giornalismo Sportivo “Zaccaria Tartarone”. Il premio è stato ideato e organizzato dalla redazione di “Paperboy”, testata giornalistica edita dalla Cooperativa Sociale “Il Villaggio di Esteban”, giunta al suo dodicesimo anno di attività. Nato come laboratorio giornalistico dedicato a persone con disabilità, PaperBoy è divenuto un vero riferimento per tanti ragazzi che, attraverso la pratica giornalistica, hanno modo di approcciarsi al mondo della comunicazione, facendone uno strumento per la propria crescita personale. Oggi la redazione è composta da venti ragazzi e ragazze, dei quali otto iscritti all’Albo dei Giornalisti della Campania, accompagnati nella loro attività dai tutor Umberto Adinolfi, Stefano Masucci e Clemente Ultimo. All’evento interverranno l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salerno Paola De Roberto, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli, il presidente della Cooperativa Sociale “Il Villaggio di Esteban” Carlo Noviello, il giornalista, figlio d’arte, Alfonso Maria Tartarone, il direttore responsabile di “Paperboy” Umberto Adinolfi e il direttore della Pastorale Giovanile Diocesana di Salerno don Roberto Faccenda. A consegnare il premio a Gianfranco Coppola, caporedattore vicario in Campania della RAI e presidente nazionale dell’USSI nonché amico del compianto Zak, saranno proprio i redattori della testata. Ho piacere di chiudere questa colonna ricordando un altro Maestro, Aldo Masullo. La sua resta una filosofia che sa farsi narrazione, alchimia di significati alla ricerca del senso, una riconferma di quell’eterno dialogo che, con la massima semplicità,  eccezionale metodo ed estrema profondità di contenuti riusciva a svolgere con l’interlocutore sia esso studente o cattedratico, simbolo di quello stesso domandarsi e rispondere, l’unico vero esercizio filosofico, che è l’andare oltre la metafisica intesa come Logos, che cala da una insondabile profondità dove tutto si disperde. In un giornalismo che, purtroppo, si veste, sempre più frequentemente, di frange eccessivamente superficiali e vuote, bisogna riuscire a pulire quello specchio foriero di immagini distorte. La prima grande virtù dell’uomo è la verità (secondo alcuni filologi deriva dalla radice iranica ver che significa fiducia realtà). Se noi riusciamo ad agire in modo da suscitare la fiducia degli altri e, al tempo stesso, ad avere fiducia negli altri, secondo l’ esempio di Zak, che leggiamo nell’agire di Alfonso Maria, forse potremo risollevarci dalla nostra condizione che sta cedendo al Nulla. L’ invito è a rompere il guscio d’isolamento, che non è materiale, ma una volontaria reclusione dell’io. La passione non è la cecità di lasciarsi prendere da un’urgenza, anche espressiva o istintiva, ma “pathire”, ovvero vivere profondamente l’istante, l’emozione e dando, così, spessore alla storia, ponendo un freno al frenetico correre, in modo da fermarci a riflettere su noi stessi, poichè l’uomo è libero e vive in quanto trascende con il proprio pensiero la stessa vita immediatamente vissuta, quando pensa la Vita.